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Micro bakery

Roma, quartieri e micro-bakery

È vero: i tempi sono cambiati e il Covid ha fatto la sua parte. Il settore della ristorazione sta uscendo da un lungo periodo di forte sofferenza e si osservano nuovi progetti orientati verso attività a misura d’uomo, in piccoli spazi e con un tipo di offerta che punta alla qualità. A Roma, il revival degli intramontabili format di quartiere, porta ad evidenziare una propensione per le cosiddette micro-bakery.

Micro bakery

 

Basta sfogliare qualche libro, di quelli che ancora editano in forma cartacea, per avere la conferma che a Roma l’autenticità è da sempre stata di casa e che nei suoi vicoli storici e quartieri pullulanti la confidenza non è mai mancata in nessuna attività, soprattutto in quelle più intime e contenute. Era il 1972 e «l’Antico forno Roscioli apriva i battenti nel cuore pulsante di Roma. Da allora vari membri della famiglia si sono alternati alla guida […] fino a farlo diventare uno dei luoghi più ambiti della capitale» scrive Elisa Menduni per Giunti, raccontando la tipicità che da sempre caratterizza la ristorazione romana.

Non è certo una novità che la nostra capitale sia l’anima delle botteghe, dove sentirsi a casa come in nessun altro posto con pane e companatico che si aggiungono all’ atmosfera. Ma ciò che è ovvio spesso non ci si sofferma ad analizzarlo più da vicino. Che la pandemia abbia portato con sé un ritorno alle origini è cosa ormai certa: la sicurezza non è diventata mai troppa e il bisogno di intimità si è fatto sentire. Le attività di prossimità hanno avuto la loro rivincita, grazie anche al valore aggiunto di persone ben identificabili al loro interno e prodotti di qualità.

Si prediligono locali in affitto, di piccole metrature. I modelli di business più recenti avvantaggiano formule d’asporto, mettendo in secondo piano la somministrazione. C’è un bisogno di conforto, che passa anche attraverso il cibo con proposte familiari, immediate e tipiche. Del resto, dopo un periodo di mancanze e privazioni come quello attraversato, la voglia di rivolgersi a qualcosa di semplice fa sentire meno fuori luogo, più consapevoli della situazione e rispettosi a fronte di un’innegabile crisi.

Nella città più vocata alla genuinità, dove il glutine è al centro della cucina locale, spuntano nuovi format che sembrano un revival delle formule passate con adattamenti al post-pandemia. Su tutti, da evidenziare le micro-bakery. Con questa dicitura si intendono modelli di business concepiti come micro-imprese gestite da un unico commerciante o al massimo da qualche membro della famiglia in aggiunta. Puntano su formule che non danno la priorità alla somministrazione, assecondando il trend dell’asporto e il più pratico consumo al bancone. La location utilizza piccoli spazi commerciali, per non dire tascabili, in alternativa a immobili adiacenti all’abitazione del titolare o addirittura ricavati all’interno della stessa casa.

La produzione, ovviamente, è contenuta senza la volontà di darsi a grandi numeri e adibita a piccoli laboratori. L’offerta mette al centro l’arte bianca: pane, torte da credenza e altri lievitati di grande qualità. A ciò si può affiancare un’offerta enogastronomica calda e tipica con l’obbiettivo di sfruttare un nuovo spazio di consumo che il virus ha portato a riconsiderare per necessità: il quartiere.

Da menzionare, tra le ultime aperture che hanno sfidato la crisi, c’è Briciole- Gastronomia di Quartiere. Un nome che suona proprio come una vera e propria dichiarazione d’intenti. Nato dall’audacia e dall’esperienza in ambito di ristorazione di Elena Fotia e il marito Emanuel Casali, fornaia lei e cuoco lui, è uno di quei posti che ti dà fiducia. Situato a Centocelle, zona periferica che negli ultimi anni ha visto una riqualificazione anche grazie all’apertura di alcuni ristoranti, soddisfa quelli che sono i trend che si sono manifestati nell’arco dell’ultimo anno causa Covid. «A noi piace chiamarla “bottega dei sapori” perché il cibo è traino, ma anche occasione di socialità. La pandemia ha cambiato i nostri modi dello stare insieme, quindi abbiamo dato vita ad un posto dove consumare e fare asporto di pietanze dolci e salate, ma anche un punto di incontro per il quartiere» ha dichiarato in un intervento per Cook Corriere la titolare.

Degno di nota anche Marigold- restaurant & micro-bakery, nel quartiere Ostiense di Roma. Un format frutto dell’unione professionale e sentimentale di Sophie e Domenico, rispettivamente di origini danesi e calabresi, che prima di aprire il loro locale hanno sperimentato l’home- restaurant nella loro dimora romana. Il concept segue la filosofia hygge, che in danese significa socialità unita a comodità e familiarità. Non a caso l’obbiettivo della coppia è quello di far intendere la loro offerta come forma di incontro e condivisione, che va aldilà della semplice fruizione. Pane e dolci sfornati ogni giorno e ottenuti dalla ricerca dei migliori ingredienti sono il pezzo forte di Marigold- da gustare al banco caffetteria, da asporto o seduti al tavolo all’ora del brunch.

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Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

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