Il-Clan-Dei-Ristoratori-Banner
Registrare brand ristorante

Registrare il marchio di un locale: requisiti e procedure

Negli ultimi anni il mercato, non solo ristorativo, è cambiato radicalmente. Ciò che un tempo rappresentava un importante valore aggiunto che ci permetteva di eccellere e spiccare nei confronti della concorrenza, oggi si può annoverare tra i requisiti indispensabili di un business di successo, senza il quale sarà pressoché impossibile sviluppare la propria attività.

Registrare marchio_ristorazione

 

Un marchio non è solo il simbolo e il nome dell’attività, ma rappresenta il biglietto da visita del format del locale. Trasmette le prime emozioni, comunica i fattori differenzianti, vende il prodotto o il servizio che viene offerto, permette di far conoscere l’azienda anche oltre i tradizionali confini territoriali.

Se vogliamo essere precisi un marchio è l’insieme dei simboli, compresi i nomi e le parole, i disegni, ma anche colori e suoni, che rendono il prodotto/servizio di un’azienda riconoscibile e distinguibile rispetto a quello di un’altra realtà similare. Ciò che, di fatto, rende Coca Cola diversa da Pepsi o da un’altra qualunque cola gassata.

È facile comprendere come la tutela del marchio, testuale o figurativo, sia un’attività da mettere in atto in modo attento e preciso, senza lasciare nulla al caso. Nelle strategie di salvaguardia c’è un vero e proprio lavoro di studio e analisi da fare in via preventiva. Capire in primo luogo se il marchio è registrabile, cioè se possiede alcuni requisiti fondamentali:

  • originalità;
  • verità;
  • novità;
  • liceità

 

Nello specifico con originalità si intende il marchio che non è composto da termini o parole di uso comune o la denominazione generica nel settore di registrazione; per esempio, una pizzeria non potrà registrare il generico termine “pizza”.

Con il termine verità, forse è quasi superfluo sottolinearlo, si prevede che il marchio non debba trarre in inganno il consumatore e debba rappresentare un prodotto o servizio realmente esistente.

Con il termine novità, se non il più importante nella fase di analisi, sicuramente quello a cui destare la principale attenzione e preoccupazione. Il marchio, per poter essere registrabile, deve differenziarsi da altri già presenti in commercio, come regola base e fondamentale, ma non basta. Infatti, il principio della novità deve considerarsi anche per quei termini e denominazioni che sono ormai divenuti di uso comune (in questo caso si parla di volgarizzazione o standardizzazione del marchio).

Per quanto concerne la novità si deve effettuare e tenere presente un’altra importante categorizzazione che va a dividere i marchi così detti ordinari dai marchi forti o celebri. Mentre i marchi ordinari rispettano il requisito dell’originalità se non esistono marchi già noti o precedentemente registrati identici o simili in riferimento a prodotti o servizi identici o affini, per i marchi forti questo requisito deve essere rispettato in via assoluta senza alcuna limitazione. Per farla breve: non posso registrare il marchio “Trattoria Ferrari” o “Pizzeria Prada”.

Ultimo requisito è quello della liceità, al cui interno potremmo ricomprendere anche il già citato requisito di verità, il quale prescrive che il marchio non debba contenere segni contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume, stemmi o altri segni protetti da convenzioni internazionali.

Da questa breve disanima ben si comprende che l’analisi della “registrabilità” del marchio non deve essere solo nella fase che immediatamente precede la registrazione, ma sarebbe opportuno effettuare questa analisi (conosciuta anche come ricerca di anteriorità) anche e soprattutto durante la fase creativa e di sviluppo del nuovo marchio o format, onde evitare una possibile improcedibilità alla registrazione.

La registrazione del marchio deve essere effettuata, per quanto concerne l’Italia, presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, o con procedura elettronica digitale o con procedura cartacea tramite il deposito in Camera di Commercio. La procedura di registrazione on line ha spese di registrazione, direttamente imputabili all’UIBM, variabili che sono determinati dalla tipologia di marchio e dal numero di classi per le quali si vuole andare a tutelare il marchio.

Le classi sono una catalogazione di prodotti e servizi, suddivisa appunto per classi, prevista dalla c.d. Classificazione di Nizza in virtù di un accordo internazionale in vigore fin dal 1957. Ogni classe rappresenta una macro-area al cui interno sono descritti servizi e prodotti in modo generico. Nella procedura di registrazione si devono andare ad elencare in maniera analitica dei beni e servizi che si intendono proteggere così come indicati nella Classificazione di Nizza stessa.

(A questo link è possibile individuare la Classificazione di Nizza corrente:  https://uibm.mise.gov.it/images/Nizza/2.pdf)

Le spese, ad oggi in vigore per la registrazione di un marchio, sono di 101 euro per la tassa di registrazione comprensiva di una classe e ulteriori 34 euro per ogni classe aggiuntiva, a cui si devono aggiungere 42 euro di marche da bollo e il compenso professionale per l’attività di consulenza, ricerca di anteriorità e registrazione.

Sono in partenza tra poche settimane i nuovi bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ per accedere ad agevolazioni e contributi finalizzati alle registrazioni.

Per quanto concerne i marchi è concedibile un contributo per la registrazione e per le spese di servizi correlate fino a un massimo di 6.000 euro con un bando in partenza dal 19 ottobre.

Condividi l’articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Autore
Lorenzo Paladini

Lorenzo Paladini

32 anni, laureato in Economia, Amministrazione e Diritto delle Imprese all’università di Pisa. Da 10 anni consulente aziendale presso lo Studio Ferulli, attivo fin dal 1958 nella consulenza aziendale, del lavoro e societaria. Lo studio ha sempre avuto il suo core business nelle aziende del Food & Beverage le quali rappresentano più dell’70% del fatturato dell’attività. Dopo aver frequentato un master in Bilancio e Amministrazione d’Azienda presso l’Università di Pisa diventa Consulente Senior RistoBusiness in ambito fiscale.

© Tutti i diritti riservati