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Micro-delivery, un fenomeno glocal

Ce lo sentiamo ripetere ormai da mesi: la pandemia ha contribuito in modo decisivo all'accelerazione della digitalizzazione dei modelli di business. Nella ristorazione questo si traduce in un incremento esponenziale dell'uso di servizi di delivery; ma cosa succede nelle periferie, dove i colossi del settore non possono contare sulla rete capillare di servizi delle grandi città? È proprio in queste zone che, per sopperire ad un vuoto di offerta, si è sviluppato maggiormente il servizio di micro-delivery.

 

Le attività che si occupano di questo tipo di servizio mirano a creare un ecosistema iper locale che consenta ai clienti di acquistare qualsiasi cosa dai negozi di quartiere. Si basano quindi su una rete di ristoratori, commercianti e liberi professionisti che operano in una particolare area geografica, trattano prodotti locali, e che hanno così il vantaggio di conoscere bene il territorio e le esigenze di chi lo abita.
Un mercato locale quindi, reso però glocal dall’utilizzo di un modello universale come quello dell’e-commerce.

Chi si occupa di micro-delivery in Italia?

A prendere il posto dei grandi colossi della consegna di cibo a domicilio nelle periferie italiane sono state delle startup.
Un caso fra tutti è quello di Alfonsino Delivery, impresa campana nata nel 2016,  targettizzata su città piccole, periferie e borghi, che si è rivelata quanto mai vincente e utile nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Ad oggi è presente in più di 300 comuni italiani distribuiti in 7 Regioni, con oltre 950 ristoranti partner e 250.000 clienti attivi.

I tre fondatori, Carmine IodiceDomenico Pascarella e Armando Cipriani, intervistati da Tiscali News, spiegano che:

«la piattaforma permette ai ristoratori di essere visibili ad un numero estremamente maggiore di persone, ed incrementare così considerevolmente il bacino dei propri clienti. Alfonsino offre loro un canale digitale di vendita alternativo e complementare al loro punto vendita fisico. […] Ai clienti finali invece, viene offerta la possibilità di ordinare da una moltitudine di attività di ristorazione estremamente più ampia ed eterogenea, rispetto a quella presente in prossimità delle loro abitazioni. […] La nostra azienda e la sua infrastruttura tecnologica fanno da ponte tra domanda e offerta, offrendo benefici tangibili sia per i ristoratori che per i clienti finali.»

Alfonsino è stata una delle prime imprese di micro-delivery in Italia, ma nel frattempo ne sono comparse molte altre, e in diverse Regioni. Per citarne alcune, nate proprio in pieno lockdown: Tvbeat, piattaforma di delivery del bergamasco specializzata nei comuni al di sotto dei 50mila abitanti; Maracaiba, partita dal Friuli-Venezia-Giulia, che punta già a oltrepassare gli otto milioni di euro di fatturato nel 2021, con l’auspicio di triplicarli nel 2022. Quest’ultima prevede l’uso di una ghost kitchen e di una frotta di truck che, spostandosi di paese in paese, forniscono il cibo in modalità tekaway o delivery.

I benefici di questo modello

Sono molte le attività che devono proprio a queste imprese emergenti l’essere sopravvissuti alle restrizioni del 2020, ma perché la formula del micro-delivery si è rivelata così vincente?

Come abbiamo già detto, questa offerta si inserisce in un vuoto di servizi lasciato dai colossi del delivery, sfruttando proprio quelle caratteristiche che fino ad ora hanno allontanato i grandi azionisti: le dimensioni ridotte dei nuclei abitativi (rispetto a quelle di una grande città) permettono un maggior controllo su tutti i processi aziendali, e di erogare un servizio preciso e affidabile. Questo è possibile anche grazie al rapporto personale che si instaura fra l’azienda che si occupa delle spedizioni e chi eroga i servizi, nonché con i clienti; una dinamica impossibile da ricreare quando si parla di multinazionali.

Delivery e sostenibilità

In un modello d’impresa attento al territorio come quello del micro-delivery, si ha la possibilità di fare scelte e adottare soluzioni che vadano verso la creazione di un’economia circolare. Alcuni indicatori del fatto che ci stiamo muovendo in questa direzione si possono trovare in casi come quello di SO URBAN by ARCOROC, una gamma di recipienti in vetro sostenibili, riutilizzabili e a rendere, che si presenta come alternativa alla plastica monouso.

O come in quello di Robin Food, la cooperativa di food delivery, etica e  sostenibile, gestita dai rider: è un’idea che nasce da un gruppo di fattorini fiorentini che hanno deciso di dare un’alternativa ai grandi colossi del food delivery, che avesse come primo valore la democrazia sul posto di lavoro e la dignità di lavorare.

Glovo investe nel micro-delivery

Recentemente però, i grossi nomi del settore hanno fatto il loro ingresso nel panorama del micro-delivery, declinandolo secondo i propri paradigmi. L’azienda Spagnola ha, infatti, incassato 450 milioni di investimenti e punta sul Quick Commerce- consegna a domicilio della spesa e altri prodotti in pochi minuti, in qualsiasi momento della giornata. Il servizio si basa sull’espansione dei propri dark store, i centri di stoccaggio di beni di largo consumo, situati nei punti nevralgici delle città. L’obiettivo è quello di avere una rete di 200 dark store nel mondo per la fine del 2021. La spesa via dark store si rivolge a un consumatore che vuole soddisfare un bisogno immediato, emergenziale, e che premia quindi la velocità di consegna rispetto ad un’ampia scelta di marche o prodotti.

«Il Quick Commerce rappresenta la terza evoluzione del commercio: consegna a domicilio non in giorni né in ore, ma in minuti, grazie alla capillarità dell’offerta. Glovo è la prima realtà a rendere disponibile un servizio del genere in Italia e vogliamo rafforzarlo grazie a nuovi investimenti, sia lato organico che lato tecnologia ed infrastrutture. Aspetti che ci permettono di seguire ed essere fautori della trasformazione delle abitudini dei consumatori»

(Elisa Pagliarani, General Manager di Glovo Italia)

Appare quindi chiaro come i servizi di micro-delivery rappresentino un mercato in espansione anche per i colossi della consegna a domicilio, che si stanno muovendo per implementare le loro reti ed entrare così nella quotidianità di tutti i consumatori, a prescindere dall’area di residenza.

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Autore
Matilde Ungaretti

Matilde Ungaretti

Antropologa e trend forecaster, con un background nel design. Dopo aver conseguito il diploma di fashion design presso il Polimoda di Firenze, e dopo alcuni anni di esperienza nel settore, si avvicina al mondo dei trend. Nel 2018 consegue la laurea in Antropologia culturale, e nel 2021 partecipa alla Trend and Foresight Academy Masterclass di The Future Laboratory. Scrive per diverse piattaforme, e si occupa di lifestyle, sostenibilità e trend. Osservatrice per natura, è sempre alla ricerca di nuove prospettive e nuove chiavi di lettura che le permettano di indagare il mondo e le sue dinamiche. Questo l’ha portata ad avvicinarsi al mondo della ristorazione, e ai trend legati ai consumi fuori casa e alle prospettive future del settore; diventa così Contributor per RistoBusiness Now in ambito scenari.

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