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L’Ho.Re.Ca è donna: il ruolo femminile nel rilancio del settore

Si è tenuta in versione tutta digitale l’edizione 2021 di Beer Attraction, la fiera organizzata da IEG che pone l’accento sul settore della birra (ma non solo). Una modalità totalmente nuova, che è riuscita ugualmente a mantenere alta l’attenzione del proprio pubblico attraverso eventi online e meetings. Su tutti, uno in particolare, ha analizzato il ruolo della figura femminile nel canale Ho.Re.ca. Una forma di comunicazione per far sentire la voce delle donne, che oggi hanno voglia e sono pronte per contare di più.

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L’intervento, a cura di Italgrob– Federazione italiana Distributori Ho.Re.Ca in collaborazione con Adhor– Associazione Le Donne dell’Ho.Re.Ca, ha evidenziato il prezioso compito che la figura femminile svolge e il contributo che saprà dare alla ripresa del mercato che ingloba Hotel, Ristoranti e Catering. Tutto questo grazie a particolari caratteristiche che sono proprie dell’universo rosa e che questo è capace di apportare.

Il talk ha visto come protagoniste personalità d’esempio e rappresentanza della categoria per sostenere come socialità, ospitalità e buon gusto siano sensibilità e forme di attenzione proprie della donna- che ora, più che mai, possono fare la differenza per il rilancio e la valorizzazione dell’Ho.Re.Ca. Hanno esposto la loro opinione: Paola Giacchero (Presidente Adhor e Consigliera Italgrob); Francesca Benini (Direttore Commerciale e Marketing di Cantine Riunite); Valentina Picca Bianchi (Presidente Nazionale Donne Imprenditrici FIPE); Silvana Giordano (Direttrice centro di Formazione UNIBIRRA); Samantha Belli (Professional Chef presso UNIBIRRA); Daniela Guadalupi (Cavaliere del Lavoro- Presidente A.R.M.R Aiuti Ricerca Malattie Rare).

Ad aprire le danze del convegno Paola Giacchero: «La crisi economica che ha colpito il settore è stata sicuramente devastante: nulla è come prima. Con l’avvento del Covid ci siamo resi conto che tutti possiamo essere vulnerabili, come singoli e come appartenenti a gruppi di persone e filiere. In questo contesto è vitale imparare ad essere resilienti, per evitare che le criticità non si traducano in fragilità».

Ha proseguito: «Inoltre, è fondamentale tracciare un percorso basato su alti valori: attenzione allo spreco, etica e solidarietà saranno i driver per l’Ho.Re.Ca del futuro. Resiliente è tutto ciò che reagisce ai traumi e li traduce in opportunità: metaforicamente bisogna vedere la situazione con l’immagine di una piuma, sale-scende, si posa e riparte. Ed è un po’ così che bisogna fare in questo momento difficile».

Sono le donne, imprenditrici e lavoratrici, ad essere maggiormente colpite dalla crisi del comparto Ho.Re.Ca scatenata dalle restrizioni per la pandemia. Rispetto al 2019, il numero di attività gestite da donne si è ristretto di 705 unità, pari allo 0,7%- dato in netta contro-tendenza con le imprese maschili cresciute complessivamente dello 0,4% nel corso del 2020. Su questo dato negativo pesano la sfiducia determinata dal virus e, soprattutto, l’obbligo per le donne di far fronte ad altre necessità familiari– prima tra tutti la cura dei figli per il ricorso alla didattica a distanza.

In parallelo cresce la preoccupazione per le lavoratrici dipendenti: se è vero, infatti, che nei pubblici esercizi il 51,5% degli addetti è donna, è anche vero che questa percentuale sale al 77,8% se si considerano solo le imprese di banqueting e catering- il comparto più colpito dalla crisi post-Covid con una perdita di fatturato medio nel 2020 del 90%. Un disastro destinato a tradursi nel crollo dell’occupazione nei prossimi anni, ma le imprenditrici non mollano e hanno sempre più voglia di dare il loro contributo alla rinascita del settore. Le idee non mancano, a cominciare dal potenziamento del marketing territoriale che vedrà le donne diventare vere e proprie ambasciatrici dell’eccellenza enogastronomica locale. Un Ho.re.Ca più al femminile pare essere il giusto modo per guidare il settore verso un rilancio culturale ed economico.

 

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Per commentare il dato scoraggiante, che vede le donne più colpite in termini di occupazione, è intervenuta Valentina Picca Bianchi: «Le donne, di fatto, sono già ripartite. Non siamo solo pronte, ma siamo già avanti da tempo. In realtà credo che, aldilà della resilienza che ci appartiene, c’è un’altra parola giusta per definire le donne- un qualcosa in più dell’essere robuste e reattive. Noi siamo anti-fragili, termine che si rifà ad una teoria di Taleb, che significa non solo attutire il colpo ma anche migliorare».

Ha aggiunto la Presidente di FIPE: «Mi onoro di rappresentare le donne della FIPE, per un totale di 100 mila e 43 imprese in Italia che portano la titolarità femminile- mai avrei pensato di vivere il mandato durante una criticità tale. All’interno di FIPE c’è tutto ciò che concerne l’ospitalità: bar, gelaterie, pizzerie, pasticcerie, catering,…Il ruolo della donna nella filiera è fondamentale: se Ho.Re.Ca è donna, anche il senso di accoglienza è propria di questa figura. Noi siamo inclusive di natura, siamo le migliori incaricate nel trasmettere un senso di cortesia, nell’avere una sensibilità naturale nel nutrire e prenderci cura degli altri».

«Il costo della crisi ha già gravato sulle donne e i dati sono consolidati e andranno forse a peggiorare. Già vivevamo una situazione da discriminate, per stipendi inferiori rispetto agli uomini a parità di meriti, inoltre viviamo una distribuzione non equa della ripartizione dei compiti extra-lavoro. Questa crisi riporta indietro il nostro status di 20 anni, ma dobbiamo prendere la rincorsa per non vivere più questo svantaggio» ha chiosato Valentina.

Dal punto di vista di chi ha scalato i vertici nel settore del vino, la donna può farcela: «Sicuramente è ancora un settore molto difficile quello dell’Ho.Re.Ca con prevalenza maschile, nel vino soprattutto. Ma io sono ottimista e sono convinta che le donne ce la possono fare, mettendo in atto una serie di meccanismi che mettano in campo la conoscenza. Molto spesso queste disparità sono frutto di impostazioni culturali e modelli organizzativi travianti, basati magari sul potere o autorità che vedono gli uomini prevaricare. La donna è più portata ad un’impostazione che si appella alla mediazione e questa secondo me deve essere la base di partenza» ha spiegato Francesca Benini.

Ha detto proseguendo: «Credo che ci sia un altro aggettivo che ci appartiene, non solo nella filiera ma anche in questo specifico periodo, che è tenace. Le donne hanno dimostrato di non mollare e di lavorare al millimetro, dedicando se stesse, conciliando il lavoro con il tempo della famiglia, facendo le cose come si deve. Allora bisogna trovare un modo per coniugare il modello manageriale prettamente maschile, con quello femminile per costruire una visione comune- molto diversa da quella a cui siamo stati abituati. Io sono convinta che si possa fare rete tra donne, creare dei progetti di filiera che possono dare apporti che spingano le donne a fare la differenza. Più che vederci come antagonisti, uomini e donne dovrebbero dialogare, per capire che la sfera femminile può dare quel qualcosa in più che fino ad ora è mancato».

 

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Silvana Giordano è intervenuta sostenendo: «Oltre ad essere amministratrice di una società di formazione, gestisco anche dei locali e quello che mi viene da dire in più, rispetto a quanto già affermato, è che c’è un’altra caratteristica che compete alle donne dell’Ho.Re.Ca: l’essere versatili. Con la chiusura delle attività, la prerogativa della figura femminile del dare accoglienza è venuta meno. Quello che più manca al cliente, non è tanto il prodotto che è reperibile, ma l’esperienza vissuta all’interno del locale dove l’ospitalità era centrale. Le donne a capo di locali, hanno assunto le doti di essere un buon amministratore– come da sempre compete alle buone madri di famiglia, che in tempi magri o grassi gestiscono le spese in casa. Con una mancanza di flusso di cassa, ottimizzare il cash è stato fondamentale re-investendolo nel digitale».

Daniela Guadalupi ha detto la sua sul mondo Ho.Re.Ca in rosa: «La mia impressione è che la sfera femminile sia un grande esempio. In primis, per la quantità di addette impegnate. Vorrei concentrarmi sul tema della parità di genere. L’obbiettivo europeo era raggiungere al 2020 il 60% di occupazione per le donne. Questo non è stato raggiunto: siamo al 49% al nord e al centro, al sud addirittura al 42%. Bisogna puntare a migliorare questo dato: per fare questo il Governo deve investire più fondi a sostegno dell’uguaglianza dei sessi. Non ci devono essere impedimenti all’occupazione femminile: le donne devono avere la mente libera quando lavorano, perché hanno supporti familiari per cura dei figli e gestione della casa per poter accedere a qualsiasi posizione di carriera. La parità di genere deve essere messa sullo stesso livello di tutte le altre forze che si stanno mettendo in campo per il piano di ricovero. Per ogni punto % in più di donna che lavora, si ottiene il 4% in più di punti di PIL».

Le donne hanno sempre dimostrato una particolare accortezza e un sentimento sentito verso lo spreco alimentare, aspetto tutt’altro che superato, dal momento che i ristoranti italiani butterebbero (ogni settimana) tra i 2 e i 5 sacchi da 220 l di scarti alimentari. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher nel 2020, lo spreco alimentare relativo alla produzione e distribuzione di filiera è costato oltre 3 mld, per un costo nazionale di quasi 10 mld di euro.

I numeri, pur rimanendo allarmanti, segnalano un trend decrescente. Infatti, nel 2020 sono state salvate dallo spreco oltre 222 mila tonnellate di alimenti, con una riduzione delle perdite di cibo dell’11,6% rispetto al 2019- fatto che si è tradotto in un risparmio nazionale di 376 milioni. «Attenzione, organizzazione e tecnologia» sono le accortezze che Samantha Belli, Chef di UNIBIRRA, ha consigliato per la lotta allo spreco.

Un’etica più profonda, una maggior responsabilità sociale nella filiera, un approccio più approfondito verso la formazione e una progettualità condivisa saranno le chiavi e le idee per il rilancio in rosa del canale Ho.Re.Ca.

Fonte: www.beerandfoodattraction.it

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Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

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