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Lezioni di leadership

Leadership. Termine ormai comune e concetto a cui prova a tendere chiunque si trovi a gestire un gruppo o a ricoprire una posizione ai vertici. Data la ricorrenza sembra quasi che tutti debbano per forza imparare a fare da “guida”, come se ci fosse un’etichetta universale da apporsi alla giacca e un sistema certo per arrivare ad un ruolo di spicco. In realtà, sono tante le variabili e ognuno può essere leader a modo proprio, abbandonando l’immagine stereotipata dell’egocentrico che si è fatto da sé e lo fa pure pesare. Ecco che il nuovo leader cambia la “pelle”, differendo dal manager, passando da autoritario ad empatico e comprensivo per la propria squadra. Perché una squadra forte, rende forte pure il leader.

 

Leadership nel ristorante

 

In una fase storica caratterizzata da mancanza di certezze e paura delle responsabilità, la tendenza è quella di aggrapparsi alla figura di qualcun altro in grado di conferire forza, fiducia e capacità di risolvere problemi. Ecco perché la ricerca del leader perfetto diventa sempre più fondamentale per il buon funzionamento di un gruppo. La parola “leader” si potrebbe tradurre nell’immediato e alla lettera come “colui che guida”, che non sarebbe del tutto sbagliato ma il leader non si può ridurre semplicemente a colui che “impartisce ordini”.

Spesso, infatti, si tende a sovrapporre la figura del leader con quella del “boss”– il capo supremo. Tuttavia, esistono moltissimi tipi diversi di leader e la leadership può esprimersi con caratteristiche diverse. Si possono, però, identificare alcune tipologie alle quali ispirarsi e su cui modellare la propria personalità:

  • Leader carismatico: è quello che ha qualcosa in più, perché emana fascino ed è protagonista. Viene ascoltato e rispettato dagli altri. È coinvolgente, ha quel “quid” che lo differenzia. Dimostra dimestichezza nel risolvere i problemi e gestire le situazioni, anche quando sbaglia. Ci ricorderemo sempre dei grandi campioni come fonti di ispirazione e capacità di persuasione
  • Leader naturale: è quello che ha le doti da condottiero, perché ha sempre tutto sotto controllo. È il capo perché è il più forte, o il più scaltro, è il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire- spesso viene dal basso ed ha conquistato la sua leadership grazie alle sue qualità. È il più tenace di tutti i leader, persegue le sue idee e la sua visione con fiducia incrollabile a volte facendo ricorso all’autorità necessaria riservata ai tempi difficili
  • Leader inconsapevole: è gentile ed è la figura che si prende a cuore tutti gli altri. È orientato al fare più che al comandare, ha una posizione di comando per aiutare più che per imporsi. Parla al cuore delle persone e ha la capacità di trasformare una massa in un popolo unito

 

Una volta scoperto ed indentificato il leader, insito nella propria persona, che si intende incarnare è possibile stilare alcune caratteristiche verso le quali puntare:

  • Capacità di affrontare le relazioni nel presente e non nel passato verso un futuro comune, curare la comunicazione all’interno del team con dinamiche interpersonali e reti di allineamento obbiettivi
  • Attenzione nel riservare la stessa attenzione cortese a tutto il suo entourage, ascoltando e valutando quanto gli viene proposto: tutti potrebbero avere delle buone idee
  • Buona disposizione a valutare le persone, ne testa le qualità dando fiducia agli altri: l’eccessiva fiducia, pur se qualche volta mal riposta, si rivela più sensata del presupposto che tutti siano incapaci e falsi. Le persone hanno bisogno di fare il loro lavoro senza sentirsi oppressi
  • Abilità nel saper accettare le persone come sono, non come si vorrebbe che fossero (i pesci non si arrampicheranno mai sugli alberi, pur addestrandoli con durezza, ma possono nuotare meglio di tutti)
  • Adattamento nel lavorare con quello che si ha (e non con quello che servirebbe a livello ottimale), cercando di tirare fuori il meglio dagli altri, esaltandone le caratteristiche e permettendogli di dare sempre il 110%; arrivando fino all’autocandidatura per ruoli dei suoi collaboratori, senso di responsabilità ed appartenenza
  • Costanza nell’allenare il suo team. Il talento è una buona base di partenza, ma la preparazione fa la differenza
  • Astuzia nell’eliminare chi, nonostante tutti gli sforzi, non condivide la visione
  • Bravura nel delegare la gestione agli altri, perché sarebbe impensabile mettere in atto la propria visione facendo tutto da soli. Affida compiti agli altri, a seconda delle competenze di ognuno, per incentivare lo spirito del lavoro di squadra e raggiungere obbiettivi
  • Propensione a rendere il clima confortevole, tanto che abbandonare quella visione e quel gruppo gli riesce estremamente difficile
  • Indipendenza nell’agire senza bisogno della continua approvazione o del riconoscimento degli altri- questo punto è fondamentale per il leader che deve pensare al risultato positivo e non al fallimento

 

Molte persone tendono a porre sullo stesso livello la leadership ed il management. Leader non è un manager o un capo, ma chiunque ispira gli altri a comportarsi secondo i propri valori. Infatti, bisogna sempre tenere ben presente che: la leadership è una relazione d’influenza tesa a realizzare significativi cambiamenti. Il management è una relazione di autorità finalizzata a produrre beni e/o servizi come esito di un’attività coordinata. Talvolta, quest’ultima forma di direzione può sfociare in comportamenti demoralizzanti, dati dagli abusi del capo che generano malessere dei collaboratori.

Essere un vero leader nella teoria non è come esserlo in pratica, serve infatti chi ti riconosca come tale e come un esempio da ascoltare. Il leader pensa al “noi” e sa che la sua fortuna dipende dal successo del suo team, che non è solo un insieme di persone capaci, ma che provano ammirazione uno per l’altro e che hanno il piacere di trascorrere del tempo insieme.

Quindi, un leader dovrà assumere un pensiero e un atteggiamento causativo verso il suo team, per risolvere un problema o per controllare una situazione che non va come dovrebbe. E nel concreto significa mettere se stesso come soggetto e responsabile della difficoltà e il suo approccio sarà il principale fattore che inciderà sulla prosperità dell’azienda. Se non si vede come causa delle prestazioni e del rendimento dei suoi collaboratori, loro di fatto lo controlleranno.

Avere un leader davvero forte, carismatico ed etico valorizzerà il brand stesso per cui questo lavora. Inoltre, attirerà le persone giuste che hanno desiderio di far parte di un progetto, di arrivare a degli obbiettivi. Un leader è la figura centrale di ogni contesto professionale e da lui dipende il buon rendimento dei collaboratori e il loro grado di motivazione.

 

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Autore
Enrico Spinelli

Enrico Spinelli

Inizia prendendo il master in Counseling e Coaching psicologico presso FCP (formazione continua in psicologia) a Roma, poi consegue il master e diploma presso Fondazione Academy di Milano in comunicazione. Fa un passaggio anche nell’ambiente PNL e per curiosità abbraccia anche l’ambito olistico. Nel 2009 si occupa di un progetto in Israele per riconoscere tratti ed espressioni facciali in modo universale e segue il sistema F.A.C.S Facial Action Coding System. Dal 2010 al 2016 crea ES Academy, una struttura di formazione per ricerca e sviluppo del talento, della comunicazione, public speaking, leadership, team Building e Time Management. Nel 2017 viene premiato all’International Coaching a Madrid ed inserito in una graduatoria speciale per un progetto sulla comunicazione manageriale. Nel 2017 e 2018 collabora con Open Source Management, azienda nel mondo della formazione imprenditoriale. Nel 2019 fonda Oceania Group Italia, struttura che basa il suo DNA sull’importanza del Capitale Umano per le aziende. Dal 2020 ricopre la posizione di Consulente Senior RistoBusiness in ambito Coaching e Risorse Umane.

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