Il-Clan-Dei-Ristoratori-Banner
Yokohama_Rosy-Chin_titolare_ristorante-sushi

La rivincita di Rosy Chin: il suo Yokohama

Del suo trascorso Rosy Chin ne ha fatto la sua forza. Figlia d’arte nella ristorazione, imprenditrice e Chef grazie al suo ristorante fusion è riuscita a rivendicare sé stessa affermandosi a Milano e non solo. Bullizzata da adolescente per le proprie origini cinesi, attraverso Yokohama ha unito Oriente e Occidente, regalando con il suo format un viaggio per trovare similitudini in due realtà apparentemente lontane.

Yokohama-Milano_ristorante-sushi_location_nuova

 

Yokohama è un porto giapponese, tra i più ampi ed importanti dell’Oceano Pacifico. Crocevia di persone, scambi e relazioni multi-culturali. Nell’omonima città risiede anche la più grande ChinaTown del Sol Levante. Da queste commistioni Rosy Chin ne ha estrapolato il “nome omen” della sua attività, come augurio di successo e rivincita della diversità dopo un passato difficile. Coraggiosa, tanto quanto sensibile, esprime le sue attitudini in una ristorazione che valorizza i contasti.

Qual è la tua storia?

La mia storia è tutta connessa al mondo della ristorazione e molto appassionante: sono cresciuta tra pentole e bacchette. Sono di origini cinesi e figlia d’arte in questo mondo: già i miei nonni si erano trasferiti a Milano e facevano i ristoratori negli anni ’50. Una volta consolidata la loro fortuna, sono stati raggiunti dai figli: tra cui la mia rispettiva mamma che entra nella attività. Mio papà, invece, arriva in Italia ed inizia come lavapiatti per poi diventare un importante Chef nei ristoranti di grido di quel momento. Finisce, poi, per fare il cuoco anche nel ristorante dei miei nonni ed ecco che si innamora della figlia del proprietario- mia madre. I miei genitori si sposano nel 1985, stesso anno della mia nascita. Decidono poi di aprire un proprio locale e sono stati pionieri nella cucina giapponese, che allora non era così conosciuta.

Quando inizi ad approcciarti alla ristorazione?

Ho avuto un trascorso particolare, che per un po’ di tempo mi ha portata ad allontanarmi dall’attività di famiglia. Quando ero ragazzina io, Milano non era così popolata di cinesi come invece è adesso. Sono stata spesso derisa e bullizzata per le mie origini. Inoltre, non mi sentivo compresa in nessun contesto perché ho sempre avuto una mentalità troppo cinese per gli italiani e troppo italiana per i cinesi. Questo mi ha portato a rinnegare il locale dei miei genitori, perché per me era come immergermi troppo in un mondo che mi creava problemi e mi faceva subire atteggiamenti discriminanti. Per un anno ho odiato la ristorazione: poi, fortunatamente, sono tornata sui miei passi e ho compreso la mia grande passione per questo settore, che poi si è rivelata la mia forza.

Quindi, cosa hai fatto?

Ho finalmente accettato di essere me stessa e ho deciso di far risaltare al meglio le mie origini. Ho frequentato l’Istituto Alberghiero e fatto alcuni stage in ristoranti stellati. Nel 2003 i miei genitori hanno aperto Yokohama e quello era proprio il momento in cui iniziava il trend della cucina giapponese. Ma io volevo diversificare, non fermarmi solo a quello ed essere una rivoluzionaria. Attraverso il mio format volevo raggiungere “l’effetto wow”. Con vari studi e sperimentazioni, ho dato vita ad un tipo di ristorazione che non ha un’etichetta definita, ma un’offerta che si basa su una cucina creativa. Il Pay-Off è: “Flavour Journey Cuisine”, molto personale, intenso e in grado di profilare un target che sceglie di vivere un’esperienza. Un viaggio di sapori, un’esplosione di sensazioni che unisce Oriente ed Occidente, che si può concretizzare in una Carbonara di Mare: tagliolini al nero di seppia con panna, guanciale di Norcia, uova di quaglia, gamberetti, bottarga giapponese e Sakè. Yokohama è stata la mia rivalsa: ha dato luce e voce a me stessa. Ho ritrovato la mia Rosy e sono riuscita a far comprendere che ciò che è diverso è bello e prezioso. Di fatto siamo tutti vicini e collegati, non lontani.

Parliamo anche della location di Yokohama…

Il ristorante ha cambiato spazi 5 anni fa, trasferendosi dalla precedente location in Piazza Diaz. Tutto il progetto di restyling è stato curato da Luca Pieracci dello studio Ark3p, architetto di origini toscane molto affermato a Milano, ma anche altrove. Un grande professionista, che sa unire competenze tecniche con umane: mi sono totalmente affidata al suo stile, che ha incontrato perfettamente le mie esigenze. L’ambiente è uno spazio elegante e molto suggestivo, espressione di una progettazione che abbraccia l’Oriente, che viene però rappresentato in chiave moderna: le canne di bambù sono un chiaro esempio di questa commistione- elemento di design che funge da separé e da punto luminoso. È un ristorante che si impreziosisce soprattutto di sera, dove attraverso le luci è possibile dare vita a giochi di sfarzo che risaltano sul colore grigio delle pareti, che sono contrassegnate da linee oro riprese anche sui tavoli e sedie. La postazione sushi a vista cattura l’attenzione di chi è seduto ai tavoli: contribuisce e creare esperenzialità per il cliente, colpendolo nel senso visivo e rimanendo impresso nella sua mente. L’ambiente è diviso in più sale, da sfruttare a seconda dell’occasione di consumo: pranzo o cena. Sono presenti anche tre privè, stanze più piccole e chiuse, per situazioni più intime, ricorrenze o momenti particolari.

 

Yokohama Milano_archiettto Luca Pieracci

 

Sei tra le poche donne imprenditrici nella ristorazione: è difficile affermarsi in un ambiente ancora maschile?

Non è difficile, ma difficilissimo. Realizzare che il settore della ristorazione sia ancora prevalentemente maschile, oggi giorno, è scoraggiante e limitante per noi donne. In un contesto così, che non è quello tutto rose e fiori di Masterchef, farsi rispettare comporta una grinta maggiore e la necessità di farsi valere ancora di più tirando fuori i lati più incisivi e del proprio carattere. Per noi donne, quindi, il passo è sempre doppio: non solo dobbiamo dimostrare le capacità, ma anche difenderle. Devo riconoscere che, aldilà del mio agire, mio marito Paolo, che lavora insieme a me, è stato un grande supporter. È entrato nella mia vita 10 anni fa, dopo una precedente relazione che non donava slancio al mio lavoro. Avere una stabilità sentimentale con una persona che vive la mia stessa realtà, ha armonizzato la mia vita, contribuito al mio successo e mi ha dato sicurezza nelle mie mosse.

Sei anche mamma: come riesci a fare tutto?

Sì, ho tre figli: una ragazza e due bambini. Non posso dire che è facile fare un lavoro così impegnativo come la ristoratrice e, allo stesso tempo, essere mamma di una famiglia numerosa. Mi alzo presto e fino alle 2 di notte, con la chiusura dei conti, sono al lavoro. Ho solo a disposizione qualche ora nel pomeriggio. Cerco, per forza di cose, di vivere con loro un tempo di qualità e non di quantità. Quando sono con i miei figli stacco totalmente dal lavoro o se, non posso fare altrimenti, cerco di farli interagire con me: magari postando insieme foto o storie sui social. Cerco di essere una mamma comprensiva, al passo con i tempi ma anche in grado di infondere serietà e valori importanti della vita.

Come organizzi la tua giornata lavorativa?

La sveglia suona alle ore 7, porto i figli a scuola e poi torno a casa.  Le prime ore le dedico ad aspetti di gestione e amministrazione: pagamenti di bollette, fatture, contatti con i fornitori, organizzazione delle pulizie al locale. Diciamo che fino alle 11,30 svolgo tutte quelle commissioni che servono ad azionare il motore. Poi, una volta arrivata al ristorante, inizio con il controllo qualità e la preparazione della linea. Il momento apice della mia quotidianità è quando mi relaziono con il cliente nella fase del servizio: non è l’unico che preferisco, se no non mi piacerebbe così tanto quello che faccio, ma è il punto di arrivo di un percorso per me emozionante. È come una storia d’amore: ha momenti topici, a cui ci si arriva attraverso piccoli passi e piccole attenzioni.

 

Yokohama-Milano_fusion-cuisine_ristorante-sushi

 

Qual è il lato del tuo carattere che ha avuto la meglio nella tua carriera?

Sicuramente il mio coraggio e la mia voglia di osare, che mi ha permesso di spingermi oltre e fare un progetto diverso. Sono stata una avanguardista della cucina fusion, anche se in pochi lo sanno. Prima del restyling, il locale si chiamava: Yokohama- Fusion Experience. Ecco ora questo Pay-Off si trova ovunque, in tantissimi format e all you can eat. Un po’ mi pento di non aver avuto la prontezza di registrarlo, anche se il fatto di essere stata copiata è una dimostrazione (che so tra me e me) di aver avuto un’idea di successo con un rapporto 1 sta a molti. Oltre ad essere audace, sono anche ribelle ma non nel senso di sovversiva, ma di “folle”- cioè in grado di esprimere quella forma di genialità che serve a chi deve essere creativo. La mia sensibilità e la mia bontà sono altre caratteristiche che hanno avuto un influsso positivo nel mio lavoro e che si riflettono soprattutto nella mia cucina.

Che cosa significa, per te, fare ristorazione?

Nel mio caso è libertà di espressione. È il contesto che mi ha permesso di irradiare la mia vera identità, di esprimere chi sono non solo in forma verbale ma attraverso un’esperienza tangibile che emoziona. Sono rinata attraverso la ristorazione e mi sono sentita importante nel saper dimostrare che so regalare qualcosa di buono agli altri. Grazie a Yokohama sono fiera della “diversità” e riesco a trasmettere e dimostrare, quasi come uno scopo sociale, che l’inclusione e la fusione danno vita a grandi cose.

Condividi l’articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

© Tutti i diritti riservati