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Bar a domicilio

La risposta dei bar all’emergenza: bere take away e mixology a domicilio

Chiusa (per forza) una porta, si apre un portone. Probabilmente di casa. Il fuori casa da bere, specialmente su una piazza dinamica come quella di Milano che ha squarciato il velo sulla mixology di livello globale, ha dimostrato ancora una volta la sua flessibilità: di fronte alla marea di negatività derivante dalla pandemia, il mondo della notte ha risposto allargando i propri orizzonti verso scenari fino a poco fa quasi inesplorati. È il caso dei drink take away o a domicilio, che sono spuntati per motivi in realtà ben lontani dal mero guadagno.

Bar delivery e take away

 

Non un’idea partita da zero, in ogni caso. I cocktail RTD (ready to drink), quindi già miscelati e pronti da bere, magari solo bisognosi di ghiaccio, erano già apparsi sul mercato ben prima della pandemia: nel 2018 aveva visto la luce quella che può essere definita la start up pioniera del segmento, NIO Cocktails, firmata dal barman Patrick Pistolesi (proprietario del Drink Kong di Roma, classificato tra i primi 50 bar migliori del mondo). Estremamente eleganti nel packaging e intuitivi nel consumo, i drink di NIO (anagramma per Needs Ice Only) si presentano in sottovuoto e necessitano di una semplice quanto vigorosa agitata prima di essere versati. Tutto qui.

La pandemia ha però allargato la necessità di un’idea simile anche ai cocktail bar veri e propri, non solo alle aziende dedite esclusivamente al concetto. I professionisti sono corsi a reinventarsi in continuazione, per fronteggiare le frequenti chiusure e restrizioni che si sono susseguite da marzo 2020, lasciando il settore nell’incertezza più totale. Come per i ristoranti, molti locali hanno aderito a un sistema di asporto e consegne a domicilio: accantonato il discorso economico, che per palesi motivi di costi e benefici non potrà mai essere positivo per un bar che voglia reggersi solo sue queste modalità di servizio, l’accento è stato posto sulla fidelizzazione degli ospiti, soprattutto da quelle realtà già piuttosto affermate. La miscelazione si è quindi trasformata in veicolo di comunicazione. 

A Milano, il gruppo Farmily, capitanato da Flavio Angiolillo, in tempo di chiusure ha ad esempio dovuto abbassare le serrande di cinque dei suoi sei locali (tra i quali rientra il 1930 Secret Bar, classificato come ventiduesimo miglior bar del mondo lo scorso anno); è rimasto invece quasi sempre attivo il Backdoor43, il bar più piccolo del mondo, riproponendosi come punto di ristoro del Naviglio grande. A sostenere il menu, ovviamente semplificato per ovvie ragioni, è stato implementato un piano di marketing visuale importante e innovativo: social media sempre attivi e bicchieri serigrafati e identitari, per permettere ai consumatori un contatto anche solo minimo con la vera realtà del bar.

Il take away come pillola del proprio bar preferito, insomma; ma c’è chi ha puntato su un vero e proprio delivery di qualità, trasformatosi quando possibile in servizio su misura d’eccellenza. Luca Marcellin, l’anima e il cuore di Drinc e del gemello Drinc Different, ha deciso di spingere seguendo la sua tradizionale filosofia di ospitalità di lusso, direttamente a domicilio. Una drink list apposita e un kit da aperitivo corredato di snack e ghiaccio cristallino, con tanto di packaging griffato: e quando è stato possibile, sempre nel rispetto delle misure di prevenzione dettate dal governo, Luca e la sua compagna Desirèe si sono organizzati come bartender privati a domicilio, forti del meraviglioso carrello mobile diventato icona del Drinc.

Non hanno fatto eccezione i templi della notte alternativa: Raboucer, l’ex Bar Cuore incastonato nelle arterie del centro di San Lorenzo e rinnovatosi recentemente grazie all’ingresso dei giovanissimi Simone Di Gioia e Andrea Pirola, ha dovuto spostare il faro della propria proposta, senza mai però dimenticare l’animo di sana aggregazione. Da musica live e luci psichedeliche, si è passati a un’offerta delivery con cucina autentica e cocktail premiscelati in formato maxi: se l’aperitivo non può essere vissuto al bar, è allora il bar che porta l’aperitivo nelle case, anche e soprattutto in caso di incontri di gruppo o in famiglia (mai oltre le sei persone!). Raboucer propone infatti i classici della miscelazione internazionale già pronti in formato singolo, da mezzo litro o da un litro.

Come detto, non è certo per fare profitti che i bar hanno scelto di convertirsi al credo delle consegne, da anni invece super-popolato dai ristoranti: già solo considerando la quota da destinare alle piattaforme di delivery, e sommandola a eventuali esborsi per una linea di packaging dedicata, è chiaro che le spese non saranno mai abbastanza contenute perché possa trattarsi di un modello di business efficiente, buono semmai a limitare i copiosi danni inferti dal COVID-19. La missione è piuttosto da leggersi in chiave umana, da legare a quel desiderio atavico degli osti, di offrire ai propri ospiti un momento di disconnessione dai problemi del quotidiano, che nell’ultimo anno si sono moltiplicati e aggravati oltremodo. Le riaperture sono dietro l’angolo, comunque, almeno stando a quello che viene letto, e sarà da vedere se il delivery rimarrà stabile tra le proposte miscelate. Improbabile, in tutta onestà: la magia del bar, quella vera, non sarà mai consegnabile da nessun’altra parte.

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Autore
Carlo Carnevale

Carlo Carnevale

Troppo pigro per lo sport, troppo distratto per la cucina, troppo in ritardo per i viaggi. Quindi scrive o ha scritto di tutte queste cose. Mosca da bar, innamorato delle storie da bancone e delle anime che lo popolano, per bere o per miscelare. E troppo curioso per non andare a raccontare le emozioni che si nascondono in ogni cocktail e ogni piatto

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