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Simone Ciaruffoli_Burgez_hamburger

Intervista a Simone Ciaruffoli, il padre di Burgez- il brand di hamburger anticonformista

Simone Ciaruffoli, è marchigiano di origini, con una vita colma di esperienze in giro per il mondo. “Enfant prodige”, da giovanissimo, dimostra già talento come campione italiano nel mezzofondo. Abbandona lo sport per la passione del cinema, studia da auto-didatta e si mantiene con i lavori più vari. Diventa sceneggiatore per Camera Cafè, poi il viaggio su una nave cargo per New York che gli cambia ancora una volta la vita. Nel 2015 fonda Burgez, la catena di Fast Food dalla comunicazione irriverente gestita da Upper Beast Side- la sua agenzia.

Burgez

Simone Ciaruffoli trae l’ispirazione del suo Burgez, la catena anticonformista di Fast Food, da un incontro fortuito. Partito su un cargo da Genova, arriva a New York e conosce Kai- clochard che gli dona un diario con la ricetta dell’hamburger perfetto, che la sua famiglia preparava ad Amburgo. Ma le coincidenze di Simone, così come le formule di successo di Burgez, non finiscono qui… RistoBusiness Now lo ha intervistato.

2012, Manhattan e l’incontro con Kai: illuminazione totale o molla che convince a sviluppare un format già nei tuoi piani?

L’incontro con un barbone, che mi regala una ricetta antica per realizzare un hamburger buonissimo, è stata la molla per fare qualcosa di mio- una spinta emotiva più che un’idea di format, ovviamente.

Burgez- con la Z… da dove viene l’idea per il nome di questo brand?

Io e la mia socia Martina Valentini veniamo da una zona (Marche al confine con la Romagna) dove pronunciare la Z non è semplicissimo, volevamo esorcizzare questa caratteristica inserendo la Z nel nostro brand. Abbiamo optato per la Z perché il progetto dei Gorillaz mi piaceva molto. Abbiamo scelto la Z finale perché una chiromante ci ha svelato il fatto che nel futuro avremmo realizzato una collaborazione con Coez. Scegli tu quale ti piace di più.

In breve: che cosa differenzia il format di Burgez in un mercato sovraffollato come quello dei Fast Food?

Diciamo che il fast food (di hamburger) non è sovraffollato poiché di veri fast food- a parte Burgez- ci sono solo Mc Donald’s, Burger King, KFC e Five Guys. Le altre sono hamburgerie o ristoranti che fanno hamburger. In più, tra i fast food, Burgez è stato il primo a portare in Italia il fast food di qualità, il quale non ha nulla a che fare con le hamburgerie “gourmet”. Last but not least, Burgez è un brand, gli altri sono venditori di prodotti da mangiare.

C’è un modello di business, tra gli altri colossi del settore, al quale Burgez si può leggermente avvicinare?

A livello di prodotto direi Shake Shack (anche se la nostra qualità è superiore), per quanto riguarda il brand invece direi proprio di no. Devi sapere che per noi la costruzione di un brand fa parte del nostro modello di business, quanto la produzione degli hamburger e il suo modello di somministrazione- non c’è soluzione di continuità tra le due operazioni.

Un bilancio per Burgez del 2021 lasciato alle spalle?

Se con “un” bilancio non si intende “il” bilancio, beh direi che si riassume in un comportamento contrario alla parola che va tanto di moda oggi: “resilienza”. Burgez, infatti, non è stato resiliente nel 2021 (“resiliente” viene dal latino e significa “tornare indietro”, “arrendersi”, proprio in senso contrario rispetto all’uso che ne fa il mondo anglosassone), è stato “resistente” alle intemperie, diciamo che ha passato indenne la tempesta perfetta del 2020-2021 caratterizzata dalla cosiddetta pandemia.

2022: continua il piano di replicabilità o ci sono anche new entry?

Sì, il 2022 vede Burgez espandersi in maniera più forte a Roma, a Napoli e in altre città italiane. Poi lo vedrà sbarcare nella GDO grazie alle sue salse originali in tutti i 160 supermercati italiani della Unes, ma forse l’evento straordinario vedrà Burgez aprire il suo capitale ad un importante fondo di investimento.

La tua visione imprenditoriale? Che concetto hai del fare impresa?

Rischiare in proprio, produrre e replicare e scalare- solo se il mercato propone una vera domanda del tuo brand; mettere in piedi un vero brand (per me non esiste azienda se non possiede un brand); realizzare un’azienda sana con i suoi principi cardine. Per noi questo ultimo punto è molto importante, è questa la vera sostenibilità: un’azienda sana e che stia in piedi da sola. Burgez ha retto nel mezzo della pandemia senza l’aiuto di nessuno, al contrario, ahinoi, molte aziende hanno chiuso per via di un lockdown durato due mesi. Chiunque può capire che, se la tua azienda chiude perché per due mesi incassa poco o niente, già prima di questo stop i conti non tornavano. La vera sostenibilità per me è questa, poi la sostenibilità che si intende oggi, quella di non inquinare, del Km zero e di altre cose del genere, è solo marketing.

Come si evolverà secondo te la ristorazione nei prossimi anni?

Ristoranti di misure medio-piccole, tanto delivery ma ristorazione sempre meno espressa (cibi preparati), qualità sempre più bassa. Poi un forte ritorno delle gastronomie in chiave moderna e supermercati che offriranno IV gamma, ma non solo per i prodotti ortofrutticoli ma per tutti i prodotti. Tutto sarà già confezionato e pronto all’uso. Dunque gli ingredienti/prodotti in vendita non esisteranno più, esisteranno cibi già pronti. L’Italia, a parte la resistente provincia, non è più l’Italia di una ventina di anni fa: nelle grandi città si mangia male e tra una ventina di anni si acquisterà male, si comprerà tutto già cucinato poiché le generazioni future (ma già una grande parte di quella odierna) non sapranno cucinare, dato che il loro modello culturale è rappresentato dagli Stati Uniti.

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Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

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