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In bicicletta

La sensazione di cui parlava Martino esiste: ossia che, nelle grandi città, i ristoranti sembrano aver finanziato la costruzione di piste ciclabili. O che, più precisamente, la ristorazione sia diventata una gara di ciclismo. L’altro ieri ero a Milano e ci mancava solo che prima di ordinare il pranzo indossassi il casco. 

«A una città del genere mancava solo il traffico di biciclette!», avevo detto mentre i tavolini intorno a noi erano quasi tutti vuoti. 

«Qui i ristoranti pedalano. E sapessi quanto vanno lontano!» ridacchiava Martino, il mio amico proprietario del ristorante in cui mi ero seduta. Da ragazzini dicevamo di volerne aprire uno insieme, tu cucini e io parlo bene dei tuoi piatti ai clienti, poi però ci siamo fidanzati, la nostra relazione è andata in bancarotta dopo tre mesi, così abbiamo deciso di non imbarcarci in altri progetti. Però Martino ed io siamo ancora grandi amici. E invece di esserci trovati due nuovi compagni, ognuno ha aperto il suo ristorante: lui a Milano e io a Modena, dove sono rimasta. Martino invece ha portato Modena a Milano, e a quanto sembra la fa pedalare un sacco. La mia Modena non è sportiva come la sua. 

«Io prendo i tortellini. Però, per favore, dì al cameriere di portarmeli a piedi».

Martino rideva, mentre un altro cameriere se ne stava fermo sulla porta con tre sacchetti: sembrava aver fatto compere. Poi era arrivato un ciclista e insieme li avevano sistemarti in una strana cloche quadrata e termoisolante. Mi rendo conto che guardo le biciclette come se non ne avessi mai viste, più che altro non riuscivo a capacitarmi dell’intero ingranaggio. Ma il ristorante accanto a quello di Martino faceva lo stesso. Quello difronte pure. E, a furia di rendermene conto, i miei tortellini divennero freddi, il brodo di ghiaccio. 

«Carla! Carla! Mangia quel brodo, prima che si sciolga!».

Martino mi prendeva in giro e rideva, veramente non aveva mai smesso. Io mi ero quasi difesa dicendogli che, almeno, non era stata una corsa in bicicletta a freddarmi il piatto. E lì, inaspettatamente, Martino mi aveva alzato la cloche proprio davanti: ma anziché vederla, ne avevo udito il suono. Il mio ex fidanzato e grande amico, proprietario di Pasta Fresca Modenese, era anche un grande imprenditore. Un vero atleta della ristorazione. 

«Sai perché i miei tortellini non arrivano mai freddi a destinazione?». 

Mi ha rivelato il segreto del suo business di successo facendomi prima una domanda a cui ho risposto mandando giù un cubetto di ghiaccio. Pasta Fresca Modenese. I tortellini di Martino non sono né semi cotti e né semi crudi, ma cotti al 95%. Chi vuole mangiarli a casa finisce per mangiarli come al ristorante, tutt’altro che freddi. 

«Le persone devono solo ultimare la cottura, e per farlo servono circa trenta secondi». Perché alla gente piace cucinare cose buone, ma ancor di più piace farlo in poco tempo. Martino ha iniziato a fare delivery di tortellini l’anno scorso e i suoi clienti oramai sono il doppio. 

«Il cliente tradizionale, quello che vuole sedersi a tavola, trova sempre posto».

Martino accontenta tutti, prima di tutto sé stesso, perché con il delivery i guadagni del ristorante sono aumentati circa del 50%. Innanzitutto perché, il fatto di essere presente su internet ha aumentato la sua visibilità e ciò si traduce in più clienti, addirittura molti di più dei suoi tortellini. E poi perché c’è un effettivo recupero sulle vendite delle bevande. 

«A ogni tortellino il suo buon calice di vino. È una promo speciale che mi diverte sempre».

Ogni settimana, Martino propone degli abbinamenti speciali che gli permettono di avere un margine di guadagno persino sui vini, che uno di solito tende a non ordinare online perché magari il frigo di casa ne è già provvisto. Però, vuoi davvero lasciarti scappare la bollicina che si abbina alla perfezione con quei tortellini di carne? Insomma, per il vino già a casa ci saranno altre occasioni. Martino ha reclutato il suo team personale di ciclisti. Un gruppo di ragazzi che formano il servizio speciale di delivery del ristorante. Con questo tipo di gestione autonoma, senza cioè affidarsi ad altre piattaforme, Martino ha reso unica e personale l’esperienza di qualsiasi cliente. Ha deciso i come e i quando, ha evitato di pagare commissioni e si può dire soprattutto che, a livello creativo, stia dando il meglio. 

«A Modena una cosa del genere non la posso proprio fare».

«Domandalo ai modenesi».

Non saprò andare in bicicletta, ma alla fine Martino mi ha convinta. Ho fatto un esperimento che, certo, è un po’ diverso dal suo. Diciamo che mi è valso da spunto per aggiungere qualcosa al mio ristorante: rispetto a Martino, io i tortellini mi sono messa a venderli crudi. Erano anni che sognavo di aprire un piccolo pastificio, farcire cappelletti e venderli pochi istanti dopo. Ma gestire due attività avrebbe implicato uno sforzo e un impegno considerevoli. Perciò, avendone i mezzi, e capendo le potenzialità del servizio d’asporto in bicicletta,  ho finito per creare nel mio ristorante un micro pastificio: chi non riesce a fermarsi a pranzo o a cena, adesso sa di poter mangiare i miei tortellini anche a casa.

Martino aveva ragione, i miei guadagni sono aumentati perché ad aumentare sono stati i clienti. Si può dire che io abbia risposto all’esigenza di una fetta consistente di persone che, prima, neanche mi apparteneva. Non so se definirlo un progresso o, più simpaticamente, una biciclettata. Qui a Modena i servizi di delivery già c’erano, sono io che li ho raggiunti. Pedalando, includendo, soddisfacendo i miei clienti. I miei clienti sono persone complementari. A volte ordinano a domicilio i miei tortellini e altre volte si siedono a mangiarli. A prezzi differenti, ma sono grata del fatto che dicano di entrambi che sono ben spesi.

«Pronto, Martino?». 

«Ti propongo una cosa».

«No, Martino, non lo apriamo un ristorante insieme».

«Ti propongo qualcosa di meglio!».

«E perché mai?».

«Perché ci vogliamo bene».

L’idea di business di Martino è una sorta di spalla a spalla, come due vetrine che si fanno pubblicità a vicenda. Abbiamo fatto una prova: i tortellini mi sono messa a venderli crudi e… ad esportarli. Martino si rifornisce da me. E molti dei suoi clienti di Milano gli hanno detto che, se passeranno da Modena, verranno a trovarmi. 

«Perché non apri un e-commerce?», mi ha chiesto Martino, non senza provocazione. 

Ma al momento non sono pronta, un servizio del genere implica una copertura piuttosto grossa. Per farla breve, non raggiungibile in bicicletta. 

«Sai, Martino, credo sia importante per un ristoratore capire sino a dove può spingersi. Sforzarsi di andare troppo oltre significherebbe deludere i clienti». 

Il primo, vero guadagno per noi che abbiamo un ristorante è senza dubbio l’onestà. Prima di tutto, quella verso sé stessi. 

Ad ogni modo, il delivery di Martino va alla grande e qui a Modena anche il mio. Ci aggiorniamo più o meno ogni settimana, non è una gara a chi pedala più veloce ma, come dice lui, l’importante è accertarsi che anche l’altro pedali. In più momenti della giornata lo ringrazio, Martino, ma non tutte le volte glielo dico. Perciò, stamattina i tortellini sono andata a consegnarglieli personalmente. 

«E tu fin qui come ci sei arrivata?».

Come credete che gli abbia risposto. 

«In bicicletta».

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Autore
Giorgia Giuliano

Giorgia Giuliano

C'era una volta una bambina che, a tavola, non faceva storie. Perciò, un bel giorno decise di scriverle. E visse per sempre felice e contenta. Giorgia Giuliano scrive per testate food&beverage, scrive per la pubblicità come copywriter, scrive libri ambientati in Giappone. Con le parole è una tuttofare, scrive persino correttamente il suo nome: eppure, tutti la chiamano Giulia.

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