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Riserva_pianificazione finanziaria

Finanza personale, la riserva: quali strumenti utilizzare per far rendere i propri depositi

Abbiamo visto come una robusta copertura assicurativa permetta di tenere l’individuo e la famiglia lontano da crisi finanziarie dovute ad eventi straordinari, come per esempio infortuni e malattie, che potrebbero avere ripercussioni anche sul lato lavorativo.

finanza personale riserva

In una corretta pianificazione finanziaria però è necessario oggi più che mai prevedere un salvadanaio di liquidità, che possa servire a far fronte ad eventi difficilmente o per nulla assicurabili. La pandemia in atto può ritenersi un esempio perfettamente calzante se è vero che molti comuni italiani si sono trovati a dover garantire anche generi di prima necessità a famiglie e lavoratori che per questo problema hanno perso il lavoro o si sono visti ridurre drasticamente le entrate periodiche.

Quanto tenere allora sul classico conto corrente o su strumenti liquidi come libretti bancari o postali? La risposta è presto detta: “ciò che serve a garantire alla persona o alla famiglia un tenore di vita adeguato per almeno dodici mesi simulando l’assenza di entrate nel periodo suddetto”. Un rapido conto ci chiarirà la teoria: ipotizzando che io sia un lavoratore dipendente e che abbia uno stipendio di 2000 euro netti mensili, sarà buona pratica mantenere una “riserva” di almeno 24.000 euro; ciò permetterà in caso per esempio di perdita dell’impiego di avere un “gruzzolo” sufficiente per un anno nell’attesa di un nuovo collocamento o cambio attività.

Un problema che si pone nei nostri tempi è legato a quali strumenti utilizzare per depositare questa “riserva” che, se non utilizzata, nel tempo, sarebbe utile rendesse qualcosa in termini di interesse, visto e considerato che conti correnti, libretti e depositi spesso risultano un costo più che un attivo. Questa situazione è dovuta al calo storico dei tassi d’interesse che in Italia e nel mondo occidentale abbiamo visto da metà anni 90 in poi. Ciò comporta tassi allettanti nel caso debba contrarre prestiti o mutui, ma zero remunerazione sulla liquidità.

Purtroppo anche i titoli di Stato e buoni postali, tanto amati dal popolo Italiano, soprattutto a breve termine hanno subito la stessa sorte, tanto che oggi un Buono del Tesoro comincia a rendere qualcosa (0,55% lordo annuo certo) a partire dal sesto anno di detenzione (non proprio un breve periodo!).

Una strategia interessante quindi potrebbe risiedere nell’acquisto di strumenti diversificati come fondi o etf bilanciati prudenti (cioè che abbiano una quota di azioni in portafoglio molto bassa o moderata) e comunque cercare di mantenere una pluralità nel proprio portafoglio di riserva che dovrà necessariamente essere rappresentata soprattutto da strumenti obbligazionari- il più possibile denominati nella nostra valuta di riferimento: l’euro.

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