Acqua Plose Pubblicità

Europa: il settore del fuori casa prima e dopo il virus

Il settore del fuoricasa (out of home), che indica i consumi al di fuori delle mura domestiche, aveva raggiunto livelli sorprendenti prima del Covid. Durante Sigep Exp, la versione tutta digitale della fiera dedicata al dolciario, in un intervento dell’esperto Jochen Pinsker di NPD è stato analizzato il mercato a livello europeo con focus sui livelli di crescita pre-virus, sull’impatto che ne è scaturito, su nuove opportunità per gli addetti del settore e possibili sviluppi per il 2021.

 

«Cosa è successo nel 2020 e cosa dobbiamo aspettarci negli anni a venire?» parte così lo speech, tenutosi lunedì 15 marzo scorso a Sigep Exp, da parte di Jochen Pinsker di NPD, società di consulenza di mercato con sede negli USA che analizza realtà di nicchia come il Food Service ma non solo. L’intervento ha offerto una profonda indagine su cosa è accaduto nel fuori casa in Europa prima della pandemia e i cambiamenti, con un occhio anche al futuro e ciò che si verificherà alla fine del Covid.

Il 2019 è stato sicuramente un anno positivo, che ha confermato un trend di crescita costante che si protraeva da anni con una spesa dei consumi fuori casa che ha raggiunto oltre 305 bn di euro, pari ad un + 2,2% anno dopo anno. L’anno pre-virus, quindi, si dimostra come una buona base di valutazione per il settore.

Durante e dopo Covid-19 alcuni dei fattori di crescita che hanno contribuito al raggiungimento dei 305 bn di euro, si sono ovviamente arrestati (seppur hanno compensato gli ordini digitali e il retail enogastronomico che ha visto maggiori vendite, con una particolare attenzione alla qualità). Basta pensare a momenti come le “cene da soli” determinate da spostamenti che sono stati impediti dal lockdown. Inoltre, realtà come gli aeroporti e stazioni hanno subito un duro colpo per limitazioni e difficoltà nel viaggiare, venendo meno hub e aree di snodo che per il fuori casa erano strategiche e questo ha comportato un vero e proprio disastro.

Ad aprile del 2020 i mercati avevano raggiunto il loro equilibrio, ma poi tutto si è aggravato causando una flessione a doppia cifra. «In tutti i Paesi dell’Unione Europea c’è stato un calo dell’80%– dico 80%- del fatturato e anche una diminuzione dei consumi» ha precisato Jochen Pinsker. Ha continuato: «Ma quando siamo passati alla 2^ e 3^ ondata (cioè da ottobre a dicembre) c’è stato un calo del 50% ancora in atto per quanto riguarda i consumi fuori casa. Quando le restrizioni si sono allentate, si è creata una nuova opportunità di recupero per il settore. Tuttavia, tra luglio e settembre non c’è mai stato un vero recupero». Nel complesso tutto questo ha provocato una perdita di 190 bn di euro in tutti i Paesi dell’Europa Occidentale, ovvero un meno 38% rispetto all’anno precedente.

Il posizionamento, poi, dei singoli Paesi in questa perdita è dato sì dalle restrizioni e dalla serietà del lockdown, ma anche da differenti abitudini di consumo. Se confrontiamo la Russia, con Paesi Europei dell’area mediterranea come Italia e Spagna si nota una flessione minore. La prima, più avvezza a delivery e take away (quindi a consumi at home) ha registrato un -22% contro ad un -42% di Italia e Spagna, che culturalmente sono più abituate a consumi fuori casa e hanno subito un impatto diverso e più forte. Se poi ci si sofferma ad analizzare i modelli di business: «Le limitazioni hanno pesato meno sul Fast Food che, seppur ha accusato la crisi, ha avuto una maggior sopravvivenza» in quanto già abituato a servizi di consumo come quelli in corsia by car per gustare in movimento o per il trasporto a casa.

Un’occasione di consumo che è stata particolarmente colpita è la prima colazione, a discapito quindi di bar e pasticcerie: «Per capire bene cosa è successo, bisogna suddividere il mercato per situazioni di visita, ovvero che riguardano la collettività e occasioni per andare fuori» ha argomentato il consulente. La peggior situazione, che ha provocato significative ripercussioni, è stato il commuting ovvero lo spostamento dei pendolari, che si muovono per raggiungere il posto di lavoro e che è venuto meno.

Questa mancanza non ha interessato solo il comparto della ristorazione collettiva (come mense, bar aziendali o spazi di aggregazione che genera la ristorazione automatica) ma tutto quel canale che poteva offrire ristoro nel tragitto casa-lavoro e viceversa. «La situazione- lavoro rappresentava il 36% di tutte quelle di visita dei vari mercati dell’Unione Europea. Il fatto di andare in ufficio aveva un’influenza anche sui consumi a casa, che costituivano l’11% del business Pre-Covid- questo perché pigri e stanchi a fine giornata non si aveva molta voglia di mettersi a cucinare» ha spiegato Pinsker.

Che cosa ha causato il Covid, quali sono i cambiamenti in positivo o negativo? Sicuramente c’è stato un aumento di ordini con delivery, perché la reclusione in casa ha portato ad ordinare pasti pronti al ristorante. L’aspetto, invece, dolente si è riscontrato anche nella mancanza della situazione lavoro e scuola per smart-working e didattica a distanza: «con una perdita di 10 miliardi di aziende, che determinavano una spesa in questo mercato di 50 miliardi di euro».

Per quanto riguarda i consumi, i fattori futuri su cui sarà bene soffermarsi sono da individuare in 4 aree chiave:

  • Situazione economica generale: bisognerà tenere in considerazione che questa crisi ha ridotto il poter d’acquisto e la capacità di spesa
  • Cambiamenti anche nelle capacità del ristorante, da intendere come offerta/servizio (orari ridotti, chiusure, volontà di non riaprire dopo i danni del virus)
  • Percezione consumatori: alcuni non sono pronti ad uscire o non si sentono a loro agio a frequentare il ristorante come facevano prima con tranquillità
  • Cambio nella vita privata/ lavorativa: questo è il fattore che determinerà le conseguenze più significative. «Molte persone hanno acquistato piccoli elettrodomestici e ampliato le loro capacità culinarie a discapito delle uscite fuori casa». Lo smart working è un’abitudine ormai radicata e non scomparirà: «Ci sono aziende che hanno cambiato le loro politiche di lavoro e chiuso alcune sedi, perché con il lavoro agile non ha senso sostenere certi costi fissi». Inoltre, i viaggi business riprenderanno ma non torneranno ad avere la frequenza dei livelli pre-crisi e questo leverà una fetta importante al mercato del fuori casa.

 

 

Prendendo in considerazione tutti questi aspetti è possibile tratteggiare delle previsioni future: «I politici stanno già prevedendo cosa succederà: ci sarà una situazione di alti e bassi, fino al raggiungimento di un controllo sul virus e si stima che nel 2021 il settore potrà raggiungere un valore pari a 246 bn di euro, sicuramente non un quadro ai livelli pre-crisi ma almeno migliore del 2020» ha pianificato Jochen.

Nella convivenza con Il Covid, ciò fino a quando sarà la pandemia a dettare le regole della vita delle persone, i fattori di crescita su cui soffermarsi e puntare saranno:

  • Una digitalizzazione sempre più onnipresente
  • Rispettivi ordini online per consegna a domicilio
  • Cambiamento nella collocazione delle location, con un allontanamento da aree industriali e distretti commerciali a favore di aree periferiche
  • Comfort Food: la tendenza a mangiare a casa porta a favorire e prediligere cibi familiari che già si apprezzano, con una minor propensione alla sperimentazione. Inoltre, sono particolarmente apprezzate pietanze che danno conforto come i dolci o cibi gustosi, che si attestano tra le categorie merceologiche della ristorazione meno danneggiate
  • Spazi Privati: il consumo avviene particolarmente in luoghi sicuri come la casa o l’auto

 

Dopo la pandemia rimarrà una domanda di cibi/bevande con take away per una fruizione nella sfera domestica o all’aperto come al parco. Sarà sempre più centrale l’attenzione al packaging, che si collega poi ad un altro orientamento delle persone alla sostenibilità. La strada potrebbe diventare un nuovo spazio di consumo, dal momento che si avvertirà anche in smart working o didattica a distanza un bisogno di socialità, che andrà oltre l’occasione di incontro quotidiano a scuola o in ufficio. Nuove sfide e opportunità per gli addetti del settore saranno da valutare nella liberazione di nuovi spazi e fondi commerciali (per la chiusura di attività) e conseguenti occasioni di locazione, oltre a partnership tra concorrenti per rafforzare i servizi di delivery e soddisfare meglio la domanda dei consumatori.

 

Fonte: www.sigep.it

Condividi l’articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

© Tutti i diritti riservati