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Haimè Bologna_All Day Eating

“All Day Eating”: alla riapertura perché non sfruttare tutte le ore

Lo scotto che ha dovuto pagare la ristorazione è stato notevole. Le misure per ridurre i contagi da Covid-19 hanno toccato fortemente il settore, costretto a chiusure e limitazioni di orari. Tuttavia, per reagire agli obblighi, il food retail ha dimostrato capacità di conversione e flessibilità. La creatività non è mancata, dando vita addirittura a nuove occasioni di consumo per sfruttare tutte le ore di apertura disponibili. Se l’All Day Eating era ancora lontano dall’Italia, la pandemia ha saputo accelerare anche questo trend.

Ahimè Bologna Location

 

La più assurda delle regole è che ci debba essere per forza una regola. Colazione tardiva, anche a ridosso del pranzo. Late Lunch alle ore 15. Riscoprire la merenda di metà pomeriggio, che non è per forza il tè delle 17. Pre-aperitivo e poi aperitivo rinforzato che compensa la cena e sei già a posto così. E perché no, magari: Ci andiamo a bere un drink after-dinner. Chi lo ha detto che si devono rispettare orari e pasti canonici?

La pandemia ha ampliato il vocabolario della ristorazione italiana e per dirla alla Mario Draghi: «Chissà perché dobbiamo usare tutte queste parole inglesi?»- lo ha notato anche lui, che associamo sempre al suo “Whatever it takes”. Ma costi quel che costi, per cercare di sopravvivere, il settore si è dovuto aprire (inglesismi a parte) a formule di somministrazione alternative e occasioni di consumo mai provate prima.

Solo 5 anni fa la tendenza era dare vita a ristoranti che proponevano il “social eating”, ovvero il mangiare in condivisione-in tavoli comuni- con sconosciuti per fare pubbliche relazioni, ma con la pandemia si è arrestata la socialità e tutto questo si è completamente annullato. Se le strade percorribili con la chiusura sono il take away o il delivery, alla riapertura potrebbe diventare vantaggioso sfruttare il tempo disponibile con l’All Day Eating. Letteralmente significa “mangiare a tutte le ore”, con un approccio senza freni già praticato da tempo all’estero e sicuramente un po’ lontano dalla concezione dei pasti principali tutta all’italiana.

Questa soluzione, non solo permette di diversificare il proprio business e creare nuove fonti di guadagno, ma anche di allungare i momenti dedicati ai pasti, evitando così la concentrazione delle persone in determinate fasce orarie- in cui lo sharing è ormai impensabile e lontano anni luce. Nel nostro Paese le realtà che hanno proposto un servizio continuativo da mattina a sera si concentrano soprattutto nelle grandi città in posizioni strategiche come stazioni o aeroporti, dove non solo è maggiore il passaggio dei turisti ma vige anche una concezione temporale differente.

Ma poi, ci sono sempre gli audaci. Anche nei momenti di grande crisi. «Ci siamo sempre interessati all’All Day Eating girando per l’Europa. Finché nel 2019, dopo un viaggio a Parigi, abbiamo deciso di anticipare questa tendenza aprendo un locale in Italia. Eravamo particolarmente attratti da locali con un approccio ai pasti più libero, dove si poteva comunque mangiare un piatto strutturato e non solo stuzzicare qualcosa».

Gian Marco Bucci racconta in modo sentito le ragioni che hanno dato vita al suo Ahimè, il format pensato insieme al socio Lorenzo Costa, all’esperto di vini Federico Orsi e allo Chef Lorenzo Vecchia. Un gruppo di intraprendenti under ’30, che aveva già deciso di inaugurare il locale a marzo del 2020, ma Ahimè– per il lockdown- ha dovuto rimandarlo a luglio della scorsa estate. «Abbiamo scelto Bologna perché è una città baricentrica che, in tempi non sospetti, aveva una viva presenza di turisti. Ci aspettiamo di offrire, quando tutto sarà finito, la formula All Day Eating che anche noi, come stranieri, apprezzavamo all’estero» spiega Gian Marco.

 

Ahimè Bologna piatto

 

La location è arredata in stile minimal, con una particolare attenzione all’utilizzo di materiali naturali: «gli arredi in legno provengono tutti da uno stesso albero di noce» ed è situata nella zona del Mercato delle Erbe che rispecchia in pieno il concept di Ahimè, la cui offerta si basa su piatti del territorio interpretati in chiave creativa prediligendo materie prime vegetali, tutto accompagnato da una selezione di vini biodinamici. Particolare la strutturazione del menù per il pranzo e la cena, che scardina la tradizionale suddivisione in portate: «Abbiamo in carta 7/8 piatti, tutti fruibili contemporaneamente. Non sono delle tapas, ma proposte più strutturate».

Un locale easy, che quando sarà possibile riaprire, invita a prendersela con calma e non troppo sul serio: «Il nostro modello di business non vuole dare l’impressione che qui si trovi di tutto e di più, ma vogliamo dare il taglio appropriato alle varie occasioni di consumo. Non abbiamo un approccio accanito, che inibisce, ma informale. Il nostro è un format “giusto”, dove poter apprezzare ogni momento della giornata– dalla mattina alla sera- attraverso una colazione in caffetteria, piuttosto che un pranzo ritardato o un aperitivo anticipato con un calice di vino» conclude il giovane imprenditore.

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Autore
Sofia Tarana

Sofia Tarana

Un'effervescente appassionata di cibo e bollicine di origine comunicatrice. Gli ingredienti della sua giovane esperienza hanno il sapore e il richiamo della tavola. Si avvicina allo studio del settore enogastronomico con un Master in Food & Wine Communication alla IULM di Milano. Ha collaborato nello staff di comunicazione di Simone Rugiati, noto chef toscano. Ha scritto per diverse riviste del panorama F&B ed è giornalista pubblicista presso l'Ordine della Lombardia. Cucina solo per amore e deve ancora trovare un piatto che non le piace. Della sua passione per la ristorazione ne ha fatto la sua miglior attrattiva, Direttore Responsabile in RistoBusiness Now.

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